domenica 18 marzo 2012

Storie mai raccontate. La leggenda del principe e delle parole



Il principe assaggiò la terra prima di baciarla. Era fredda. Il vento cominciava a spifferare da lontano, lento, lento, quasi timido. Le foglie tra gli alberi descrivevano suoni sibillini e frastagliati dondolando ringhiosi e dolci allo stesso tempo. I soldati erano schierati, impantanati nel fango tra i piedi ancora immobili. Il principe esitava. I cavalli sbuffavano latrati ansiosi di battaglia, i zoccoli solcavano il terreno sempre nello stesso punto, sempre più profondamente. Il principe alzò gli occhi; il suo sguardo scrutò il luccichio dello schieramento che gli si piombava sull’orizzonte, calmo. Il suo volto non ebbe segni di alcuna emozione, bianco come un cadavere, roseo come un uovo. Le labbra impastavano parole decifrate dai pensieri, cercando ordine tra i significati. Tutti gli sguardi di tutti i soldati erano puntati su di lui, pesanti come macigni sulla sua coscienza. Lo schieramento di fronte all’orizzonte restava calmo. Cercavano di ascoltare le parole del principe prima di dare le dovute disposizioni. Il principe aveva addosso gli occhi del mondo. Le anime stavano a fatica tra le argentee armature dei soldati; volevano librarsi con la potenza di martelli sui corpi altrui, sfrecciare con le loro lame come la primavera sugli alberi. Il principe ascoltava il silenzio denso di sguardi. Mai il suo animo ebbe così tanta voglia di fuggire di fronte alle parole.
Il principe non parlò. Affrontò con lo sguardo gli sguardi altrui, poi, timido e vile, partì in sella al suo fiero cavallo senza più voltarsi indietro.
Qualche grappolo di secondo dopo, un principe morì, e così anche la guerra che durava da anni in quelle regioni. Lo schieramento del principe si arrese senza nemmeno combattere. Le parole non dette pesarono come macigni giganti sulle loro coscienze di guerrieri. Nessuno partì, nessuno seguì il principe nella sua folle corsa verso i nemici. Fu così che la pace esplose come il sole tra le nuvole, grazie a un principe timido, grazie, forse, alla sua paura del mondo, alla sua umanità tra i re purosangue,  grazie alle sue parole tenute nell’animo, nascoste per sempre all’ombra della storia.

Raffaele Nappi

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