martedì 27 marzo 2012

L'acido nell'anima


C’è lo specchio oscurato in bagno. Non capisco il motivo. Sono stata ricoverata d’urgenza 3 mesi fa, di notte. Lo ricordo ancora bene. Mio cugino è entrato nella mia stanza e mi ha colpito; io pensavo fosse un ladro. Mia madre urlava di chiamare un medico; anche le mie sorelline erano state colpite. Da quando sono arrivata in ospedale ho subito molte operazioni, ma i medici non si sbilanciano. Ora sono sul mio letto; la stanza è bianca, spoglia, c’è il minimo indispensabile per essere in ospedale.
Un giornalista italiano arriva per farmi delle domande; è l’ennesima volta che racconto la mia storia. Ma non sono stanca. Ripeto le stesse parole che dico a tutti da quando sono in ospedale: “Lo voglio morto, non aspetto altro. Non vedo l’ora che esca dal carcere per ucciderlo con le mie mani. Mio cugino deve morire, devo fargli provare sulla sua pelle quello che mi ha fatto.”
Il giornalista mi guarda con occhi strani, a metà tra la pietà e la disperazione. Poi si alza e se ne va, tornando al suo mondo ricco e smemorato. Io, intanto, mi guardo intorno. C’è silenzio in ospedale in questa domenica pomeriggio. I miei genitori non sono ancora arrivati. Mi alzo per andare in bagno. Il panno che copre lo specchio è caduto. Lo prendo e lo rimetto a posto.
Quello che guardo riflesso a pochi centimetri da me non è il mio volto. È il volto di un mostro. La pelle penzola da più parti, senza avere un coloro omogeneo. Diversi tratti del mio viso sono bruciati, neri, come campi minati. Gli occhi sono pupille perse tra quello che resta di una pelle abbrustolita. I capelli si adagiano a stento con questa poltiglia rosa e nera che si appende al cranio.
Mi guardo per un attimo. Poi, dopo aver capito che quel mostro sono io, svengo.

Dedicato a tutte le donne sfigurate nel mondo. Che il tempo possa lenire il dolore dell’anima, e che la vendetta abbandoni i progetti per il futuro.

Raffaele Nappi

Nessun commento:

Posta un commento