sabato 5 maggio 2012

CineMa


Umberto D. Italia 1952 di VITTORIO DE SICA con CARLO BATTISTI, MARIA PIA CASILIO, LINA GENNARI, MEMMO CAROTENUTO
Abbiamo scelto Umberto D. come primo soggetto della nostra rubrica perché crediamo che, a sessant’anni di distanza, sia ancora attuale. La storia di quest’uomo, che dopo tanti sacrifici (un trasferimento a Roma, una stanza in affitto, trent’anni di servizio al Ministero dei Lavori Pubblici, una vita in solitudine) si trova a dover fronteggiare l’umiliazione e la vergogna della povertà, rispecchia specularmente quella del pensionato medio di oggi: la difficoltà di arrivare a fine mese, la costrizione a vendere ciò che gli è più caro per racimolare qualcosa, le file alla Caritas, decine di anni di lavoro per vedersi tutte le porte sbattute in faccia, ritrovarsi soli al mondo senza neanche i propri familiari, gli unici che potrebbero – e dovrebbero - capire.
Umberto D. , scritto e sceneggiato da Cesare Zavattini, è indubbiamente uno dei più grandi capolavori del cinema neorealista, dove la realtà ci viene presentata nelle sue crude e oggettive fattezze, in un mondo privo di compassione ed empatia, in cui si può contare sulla compagnia di un cane (Flaik) più che di un essere umano. Il personaggio, interpretato intensamente da Carlo Battisti (docente di Glottologia, alla sua prima e unica partecipazione cinematografica) viene ridotto a non poter più sopravvivere economicamente. Lo vediamo partecipare ad una manifestazione di pensionati per chiedere un aumento retributivo subito sgomberata dalla polizia; poi in fila alla mensa dei poveri per un pasto caldo da dividere con il suo fidato Flaik; cercare di vendere il suo orologio per una modicissima cifra pur di racimolare qualcosa per pagarsi l’affitto; litigare con la padrona di casa per evitare lo sfratto; fingersi malato per risparmiare sul cibo; rischiare di perdere il suo unico compagno; elemosinare; tentare il suicidio.
In conclusione il film offre uno spaccato di vita quotidiana italiana senza sentimentalismi né retorica mostrandoci, nelle scene finali, un Umberto Domenico Ferrari rassegnato ma allo stesso tempo consapevole di avere ancora una dignità, nonostante venga sopraffatto e schiacciato da una società che ormai non prova pietà né compassione nei confronti di chi ha servito per essa e ci ha creduto. Bella ricompensa!

Marco Dubbioso
Domenico Nappi

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